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E LE INSONNIE SECONDARIE?

Ho già anticipato, nel post dove è evidenziata la differenza tra insonnie primarie e secondarie, quanto le seconde siano causate da altri fattori che in precedenza sono stati citati. Proprio i diversi tipi di elementi-causa delle insonnie secondarie ci permettono di fare questa ulteriore classificazione (Devoto A., Violani C., 2009):

  • Insonnia dovuta ad una nota condizione fisiologica, sarebbe determinata dalla presenza di un disturbo medico, o da un’altra condizione fisiologica quali ad esempio patologie polmonari e disturbi gastrointestinali, dolore cronico, patologie neurodegenerative (Demenza di Alzheimer), disturbi del sistema endocrino (es. disfunzioni ormonali), condizioni fisiologiche anche se non patologiche quali la menopausa o la gravidanza soprattutto nell’ultimo trimestre. Anche se in questi casi le difficoltà di sonno hanno una causa indipendente, affinchè sia diagnosticata l’insonnia secondaria è necessario che sia presentato un disagio rilevante da parte del paziente;
  • Insonnia indotta da un uso eccessivo di sostanze come farmaci, droghe o alimenti quali ad esempio alcol e caffeina. Degno di nota è il cosiddetto “effetto rebound”, dovuto allo sviluppo di una tolleranza a un farmaco, in tal caso è importante fare un riferimento particolare ai farmaci ipnoinducenti o ansiolitici. Di solito, infatti, dopo un determinato periodo di tempo di uso continuativo di un farmaco per curare l’insonnia, questo riduce progressivamente il suo effetto e la persona anche se lo assume non riesce comunque a dormire!
  • Insonnia dovuta all’effetto collaterale di un farmaco, che può verificarsi in seguito all’assunzione di farmaci per l’ipertensione, diuretici, corticosteroidei, broncodilatatori (ad esempio);
  • Insonnia dovuta alla presenza di un disturbo psichiatrico in particolare depressione, disturbi bipolari, disturbi d’ansia, attacchi di panico e altri. Quest’ultima tipologia di insonnia secondaria è quella più frequente (35-50%)

IMPORTANTE! Spesso nei casi in cui sono coinvolti sintomi o patologie di natura medica è sempre opportuno consultare gli medici specialisti

PERCHE INSONNIE PRIMARIE E NON INSONNIA PRIMARIA? CE NE SONO DI VARI TIPI? EBBENE SI!!

Le insonnie primarie a loro volta si suddividono in diverse tipologie. In particolare, secondo la Classificazione Internazionale dei Disturbi del Sonno del 2005 (ICSD-2) curata dall’American Sleep Disorders Association (ASDA) esisterebbero 5 categorie:

  • Disturbo di insonnia da adattamento, detta anche insonnia situazionale transitoria/acuta: è un insonnia di breve durata, dovuta ad una condizione di vita momentanea, in particolare ad una condizione di stress alla quale l’individuo, nella maggior parte dei casi, tende ad adattarsi con il passare del tempo. Si può presentare un’insonnia da adattamento quando si vive un lutto, un cambiamento lavorativo, un conflitto familiare, una nuova diagnosi medica, un cambio di abitazione o qualsiasi altro evento sia positivo che negativo;
  • Insonnia psicofisiologica, che è quella più comune, sarebbe determinata principalmente da due cause, ovvero la preoccupazione e la tensione dovute alla paura di non dormire e l’associazione tra la presenza di veglia e stimoli che sono presenti nell’ambiente di sonno (ad esempio questo può accadere quando ripetutamente il soggetto si ritrova a rimanere sveglio nella camera da letto alle 11 di sera dopo comportamenti tipici che di solito si mettono in atto per prepararsi al sonno). Se questa associazione persiste nel tempo la persona in situazioni simili farà sempre più fatica a prendere sonno;
  • Insonnia soggettiva, che è quella secondo la quale la persona si convince di soffrire di insonnia anche se sono assenti condizioni oggettive (rilevate da indagini specifiche come ad esempio riscontri polisonnografici) che lo dimostrano, cioè alterazioni rilevanti del sonno e conseguenze diurne negative;
  • Insonnia da inadeguata igiene del sonno, dovuta alle cosiddette “cattive abitudini” come fare sonnellini diurni, assumere sostanze eccitanti (caffeina) in quantità eccessive o in orari serali, orari di sonno irregolari ecc…;

Insonnia idiopatica che compare in età infantile e persiste in età adulta. In questi casi, pur essendo presenti alterazioni del sonno rilevabili in modo oggettivo, è difficile individuare una causa scatenante e le stesse persone che ne soffrono sembrano non accusare particolarmente il disturbo, quasi come se si fossero adattati ad esso.

IL RUOLO DEL CORPO NELLA RELAZIONE CON L’ALTRO

 

 

 

La situazione che abbiamo vissuto e che stiamo, in parte, ancora vivendo a causa della pandemia ci ha messi in difficoltà, oltre che per la paura e il timore della malattia stessa anche per una serie di conseguenza legate ad essa. Infatti, fin dall’inizio ci siamo visti costretti a subire decisioni prese da altri e molte delle situazioni sociali a cui eravamo abituati si sono ridotte, sia per le restrizioni, sia per la paura del contagio. Ecco perché o a causa dell’eccesso della presenza dell’altro (inteso come le altre persone, il mondo esterno) o della notevole riduzione della presenza dell’Altro, ci destabilizziamo e dobbiamo trovare un modo per percepirci. Le emozioni e le sensazioni, infatti che proviamo solitamente emergono dall’essere in uno specifico contesto, ed eventualmente in una specifica relazione interpersonale.

 

 

Per alcuni di noi non potersi muovere secondo la propria volontà o non poter prendere decisioni in totale autonomia, può portare all’assottigliamento del senso di autodeterminazione. Questo fa sì che si giunga al punto di avvertirsi come diretti dall’altro, così come un regista dirige un attore, il quale esegue ma non decide cosa fare. In tal caso l’eccesso di alterità rappresentata da chi per noi decide (in questo caso il virus e di conseguenza le autorità)si intreccia con una dimensione autonoma che necessariamente resta nascosta; l’avvertirsi attori delle proprie azioni e dei propri comportamenti e non autori degli stessi, si accompagna a una percezione di invasività da parte dell’altro e di annullamento di sé. Se dunque il senso di essere autori della propria esperienza si regola grazie anche alla presenza dell’altro, quanto più forte è la percezione di invadenza, tanto maggiore sarà il bisogno di fronteggiarla. Per questo motivo, talvolta, ci buttiamo su ciò che ci consente di percepire maggiormente il nostro corpo come ad esempio cibo, intensa attività fisica….

 

 

D’altro canto anche la riduzione della percezione dell’alterità, a causa del senso di incertezza derivante dalla mancanza dell’approvazione dell’altro può generare un senso di esperienza personale, che ci appare incompleta sia nel valore che nella qualità. Il caso della solitudine, della tristezza o del vuoto in seguito ad un distacco (che può derivare da una rottura affettiva, dalla perdita del lavoro ecc..) possono esserne un esempio. Anche in questo caso uno dei modi per regolare questo senso di insufficienza personale è attraverso il corpo. Sentirsi attraverso il corpo consente di spostare il bisogno di alterità sul corpo stesso e di restituirci anche solo per un po’ di tempo quel senso di sicurezza di cui l’allontanamento dalle situazioni sociali ci ha in parte privato.